Si ritiene che il presunto motivo addotto da Gian Galeazzo Visconti (1351-1402) per promuovere la realizzazione di un progetto grandioso: la Certosa delle Grazie, sia legato alla promessa di esaudire un desiderio espresso dalla seconda moglie e cugina, Caterina, figlia di Regina della Scala e di Barnabò Visconti, la quale, consigliata dal monaco senese Stefano Macone, allora priore della certosa di Garegnano, monastero a pochi chilometri dall’erigendo Duomo, l’8 gennaio 1390, come riferisce Bernardino Corio nella ‘Pars tertia’ della sua Historia di Milano’

"votandose sotto forma di testamento, ordinò che in una villa dil Pavense, dove diverse fiade versava, se dovesse fabricare un monasterio de Certusini ... et in caso de parto morendo pregò il marito che volesse adimplire tale ordinatione, ricomandandogli la sua famiglia specialmente li fratelli e sue sorelle".

Più che dalla pietà cristiana, pare verosimile che il non tenero Gian Galeazzo, uomo di grandi ambizioni, perseguite senza scrupoli morali, ma non alieno dall’ideale della grandezza civile e principesca, sia mosso dal proposito di consolidare la sua egemonia nel nord Italia, assumendo in questo modo una funzione guida nelle vicende politiche del tempo.

Il conte comprende quanto possa giovare alla propria autorità il fascino dell’arte, ed il monastero con la basilica, nel suo pensiero, rappresentano un imponente sepolcro destinato non solo ad accogliere le tombe dei Visconti, ma soprattutto a consacrare la gloria e la potenza della sua famiglia. Suo padre aveva lasciato segni di rilevante importanza: il castello visconteo e l’Università di Pavia. Gian Galeazzo decide di innalzare un’abbazia da affidare ad un ordine monastico la cui presenza garantirà nei secoli a venire la prosecuzione e l’ultimazione dei lavori da lui intrapresi e patrocinati.

GGVisconti.jpg (13167 byte)

Nel 1396, il Visconti affretta le pratiche necessarie per tradurre in atto, l'intenzionedi erigere la Certosa. Dichiarando formalmente il proposito di dare il via ai lavori di costruzione di un monastero e di una chiesa maestosa." DIVA MARIAE QUAM SUMPTUOSISSIMO OPERE SUB NOMINE ET TITOLO GRATIAE";      Da qui

GRA - CAR

cioè  "Gratiarum Carthusia"   ( CERTOSA DELLE GRAZIE)

Egli è altresì consapevole che la costruzione della Certosa, futura espressione di fede e di pace, culla dell’arte e del sapere, dimora dello spirito religioso e della preghiera, gli conferirebbe prestigio eforza  in un’epoca segnata da lacerazioni sorte all’interno della cristianità. Questa rappresenta la ragione politica che spinge il principe a promuovere l’iniziativa.

posa prima pietra.jpg (10522 byte)

Si giunge così al 27 Agosto 1396, quando, in seno ad una solenne celebrazione officiata dal vescovo di Pavia ed alla presenza di numerosi religiosi, del ginnasio pavese e dei notabili del ducato di Milano, il conte di Anghiera, attorniato dai figli Giovanni Maria, Gabriele Maria e Filippo Maria, dà inizio ufficiale alla fabbrica.

A questo importante avvenimento intervengono il priore della certosa dell’isola Gorgona, nella laguna veneta, padre Bartolomeo Serafini da Ravenna ed il ‘beato’ Stefano Macone, adesso superiore della certosa di Pontignano, ubicata a pochi chilometri dalla città di Siena.

Tra la commozione dei presenti, nel primo fondamento della casa di Dio, il primo duca di Milano colloca la lastra di marmo più grande.

Vi è inciso: "ERIT MIHI DOMINUS IN DEUM ET LAPIS ISTE VOCABITUR DOMUS DEI".

 

Similmente fanno, dopo di lui, il legittimo primogenito e l’illegittimo suo secondo figlio, amato dal genitore al pari degli altri due. La quarta pietra viene posata dal dignitario milanese Francesco Barbavara, in nome del terzo figlio, che a quell’epoca ha solo quattro anni ed è incapace di collocare la lastra di marmo. … I Certosini collaborano sempre con gli artisti nella progettazione, naturalmente secondo le esigenze della loro particolare forma di vita monastica. Per questo non è possibile riportare l’abbazia ad una paternità ben determinata ed è difficile persino, in tale contesto di partecipazione attiva, precisare l’apporto dei singoli.

 

Il tracciato della fondazione, quindi, è il risultato di uno studio collettivo tra esperti lavoratori e monaci di san Bruno. Se la prospettata primitiva struttura della chiesa non troverà dunque rispondenza in quella poi attuata, il monastero si articolerà, invece, nelle sue linee essenziali intorno al nucleo originario.

Tutte le abitazioni certosine devono essere costruite sul modello della prima casa di Chartreuse, poiché la loro forma, imperniata su due chiostri, è in funzione della Regola monastica, che contempera tra loro eremitismo e cenobismo: lungo il chiostro maggiore le abitazioni dei religiosi separate tra loro, ma collegate dal porticato; lungo il minore la chiesa, la sala del capitolo, il refettorio.