All'inizio del secolo Gian Galeazzo Visconti, al culmine della sua potenza, può considerarsi, grazie ad una politica spregiudicata che gli ha permesso di annettersi numerosi territori dell'Emilia, della Toscana, del Veneto e dell'Umbria, il principale signore d'Italia.

Tuttavia è insoddisfatto per l'andamento dei lavori alla Certosa che, a cinque anni dall'inizio, non progrediscono affatto con quella velocità che avrebbe desiderato per un'opera da lui promossa e finanziala.

 

A Milano la costruzione del Duomo, infatti, è già arrivata alle volte, mentre quella della chiesa è ancora alle fondamenta: si dà infatti priorità all'innalzamento di quelle strutture indispensabili per la nuova comunità monastica. … Il 3 settembre 1402, a 51anni, dopo aver occupato Bologna e sul punto di dirigersi alla conquista di Firenze, il signore di Siena e Pisa muore di peste nel suo castello a Melegnano, dove si è rifugiato per sfuggire al contagio. … La morte del conte di Pavia mette in difficoltà i lavori che vengono quasi completamente interrotti.

Da più parti si accampano diritti sui possedimenti donati ai Certosini mentre il successore Giovanni Maria (1388-1412), intervenuto dapprima in difesa della Certosa, in seguito, poco rispettoso della volontà testamentaria del padre, contribuisce allo smembramento del patrimonio di cui il conte di Anghiera ha dotato il complesso monumentale.

Per la sua crudeltà Giovanni Maria Visconti, che durante i dieci anni del suo regno porta il ducato sull'orlo della rovina, viene trucidato sulla soglia di san Gottardo il 16 maggio 1412.

oNel 1424 muore il Beato Stefano Macone che tanto ha contribuito alla costruzione del monastero.

Alla fine del 1426 si intagliano le tavole e gli armadi del capitolo, del refettorio e della biblioteca. Nel 1429 si eseguono la porta del chiostro piccolo che immette nella chiesa ed il pavimento in legno nel coro. Nel 1434 si completa la costruzione del vestibolo, poi comunemente denominato interno quando, nel 1454, ne viene realizzato, davanti, un altro con la funzione di portineria. Qui si distribuiva il pane ai poveri attraverso un'inferriata ancora oggi ben visibile

 

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Alla morte di Filippo Maria il ducato ricade nello squallore: l'ingovernabilità si mescola alle rivolte, ai saccheggi, alle rapine. I Veneziani giungono fino alle porte di Milano. Le vicende politiche che si susseguono dopo l'agosto del 1447 non hanno per la Certosa quelle conseguenze che si verificano per il Duomo di Milano. Il mistico cenobio, infatti, trovandosi nell'ambito della contea di Pavia, può evitare le molestie del governo popolare instaurato nel capoluogo lombardo. A Milano, infatti, un gruppo di intellettuali ed aristocratici, nel tentativo di restaurare le antiche libertà comunali, proclama 'L'aurea Repubblica ambrosiana' (14 agosto 1447 - 25 febbraio1450).

 

Francesco Sforza (1401-1466), genero del morto duca ed uno dei più abili capitani di ventura del tempo, approfittando della situazione di crisi, riesce a consolidare la sua posizione ed a farsi proclamare nuovo signore dagli stessi Milanesi all'inizio del 1450.

Egli, fattosi riconoscere diretto successore di Filippo Maria, del quale ha sposato l'unica figlia legittima, Bianca Maria, sistemate alla meglio le faccende politiche, non esita a comprendere come, per rafforzare nel popolo la persuasione che il suo governo sia la naturale continuazione del dominio visconteo, debba validamente contribuire il proposito di condurre a termine le opere artistiche intraprese e favorite dai suoi predecessori .

Dà l'avvio ad importanti interventi pubblici: il rifacimento del castello visconteo di Porta Giovia, poi sforzesco, e la costruzione dell'ospedale maggiore noto come Ca' Granda, ora sede dell'università statale.

Nel 1451 Francesco Sforza invia alla Certosa Giovanni Solari affinchè prenda in esame il progetto per la costruzione della chiesa.

Giovanni Solari appartiene a quella generazione di architetti che formatasi nei primi decenno del secolo, pur senza sfuggire alla sensibilità del gusto gotico, tendono tuttavia al recupero di temi e schemi desunti dalla tradizione romanica lombardo-emiliana.

 

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A lui succede il fratello Ludovico Maria Sforza detto  il Moro che mostra grande interessamento per il cantiere della Certosa e continua la politica di protezione al 'laborerio'.

Nel 1491 vengono assunte numerose maestranze ed acquistate abbondanti quantità di marmi grezzi di Carrara e di Candoglia; l'Amadeo si impegna a "completare la facciata da terra Sirio al primo corridoio" (Memorie inedite del priore Matteo Valerio), dopo aver rielaborato il progetto solariano con la collaborazione del Bergognone e dell'architetto Giovanni Giacomo Dolcebuono.

Nell'ultimo decennio del Quattrocento si completa anche la decorazione pittorica dell'interno, (la più vasta del secolo XV in Lombardia), la cui caratteristica, senza dubbio, è di essere intrinseca al sacro edificio, anzi la sua naturale conclusione, al punto che gli elementi pittorici ed architettonici sembrano a volte indistinti tra di loro. Alla fine del secolo la costruzione del complesso monumentale, la cui pavimentazione è eseguita in terracotta, sembra dunque giunta al momento conclusivo.

La Certosa appare fastosa e solenne come l'ha voluta Gian Galeazzo Visconti e come pure la desidera il nuovo duca di Milano, Ludovico il Moro, che il 16 ottobre 1494, dopo uno splendido banchetto ed un'allegra caccia nel parco, vi accompagna in visita il re di Francia, Carlo VIII (1470-1498), di passaggio per la conquista del regno di Napoli.

In questo periodo iniziano a verificarsi quegli avvenimenti drammatici che di lì a poco avrebbero causato la fine della signoria sforzesca e dell'indipendenza del ducato. Il 12 settembre 1499 il re di Francia Luigi XII, duca d'Orléans, (1462-1514), sconfigge il Moro e dà inizio alla dominazione francese. Tutto questo determina la dispersione della colonia di artisti e di artigiani che lavorano alla Certosa nel cui cantiere i mestieri e le professioni, da oltre cento anni, si tramandano di generazione in generazione come eredità di famiglia.

 

Nel Quattrocento il sentimento artistico ha avuto un logico svolgimento, mantenendo la giusta proporzione fra l'effetto riservato alla struttura architettonica e quello particolare della decorazione.

L'equilibrio rinascimentale non dovrà tuttavia durare a lungo giacché la rapida evoluzione dell'arte verso la fine del secolo condurrà ad una specie di sovraeccitazione nel pensiero che permetterà alla parte decorativa di invadere e sopraffare l'organismo costruttivo.