Per periodi più o meno lunghi, questo secolo vede ancora la Lombardia teatro di guerre e devastazioni causate dal passaggio di eserciti invasori. Tristemente nota per la descrizione fattane da Alessandro Manzoni nel suo capolavoro: 'I promessi Sposi', la lugubre pestilenza provocata dalla seconda guerra del Monferrato infierisce anche sulla comunità di padri certosini, mietendo numerose vittime tra i religiosi. Nei momenti di tranquillità alla Certosa si continua a lavorare.

 

Nell'anno 1600 si completa la lanterna del tiburio con un rivestimento di rame e stagno.

 

Il Palazzo Ducale

Contemporaneamente al lungo svolgersi delle vicende edilizie si sviluppa una vivace ed intensa attività di artisti impegnati nella decorazione degli interni.

Si eseguono, infatti, fra il 1616 ed il 1667, i lavori di ristrutturazione delle cappelle.

Il continuo concorso di visitatori alla Certosa e l'importanza che il monastero si è acquistato all'infuori delle ricchezze d'arte, inducono i monaci di san Bruno a far costruire una nuova struttura adatta a ricevere degnamente gli ospiti. Nel 1620 si dà inizio alla costruzione del palazzo ducale, chiamato così a motivo dell'antica residenza estiva dei Visconti e degli Sforza, seguendo il nuovo progetto di gusto già barocco.

 

All'interno del palazzo troverà sede una ‘Gipsoteca’, allestita per conservare le riproduzioni delle principali opere scultoree e per custodire pezzi di notevole interesse artistico, tra cui il pugnale, la spada senza impugnatura e gli speroni bronzeo-dorati di Gian Galeazzo Visconti una ceramica con lo stemma in cui campeggia il biscione visconteo, un ostensorio in avorio e paramenti sacri.

 

Nel 1621 si intagliano i tavoli e gli schienali in legno del refettorio. Il Seicento offre una gran quantità di affreschi, palii marmorei, icone d'altare, cancellate in ferro battuto e bronzo nonché statue colossali allineate fra le arcate delle cappelle.

L'idea di condurre a termine la facciata, la cui costruzione si è arrestata intorno alla metà del secolo precedente secondo una linea orizzontale, dà l'argomento a molti architetti per formulare soluzioni che non avranno alcun principio di esecuzione.

 

Questo perché tutti gli studi si basano sul concetto di sopralzare la parte mediana della fronte, coronandola con il motivo di una grande riquadratura nella quale porre un bassorilievo di proporzioni così colossali d'essere inevitabilmente in contrasto con l'eleganza e la finezza di esecuzione delle parti inferiori della facciata.

 

In quest'epoca il patrimonio del monastero si trova dunque al massimo del suo splendore e della propria ricchezza; nel secolo successivo si verificheranno vandalismi, saccheggi, dispersioni che altereranno la significativa e caratteristica immagine di queto tesoro monumentale innalzato anche per testimoniare la continuità di vita artistica e cristiana sempre presente e viva fra il popolo della pianura lombarda.