Alla morte di Carlo II d'Asburgo, il ducato di Milano passa " sotto la dominazione di Filippo V di Borbone,designato, per intervento francese, erede legittimo di Spagna. Il 18 giugno 1702, il nuovo sovrano, portandosi a Milano per fare il suo ingresso trionfale da Porta ticinese, dalle truppe di Spagna viene accompagnato alla Certosa dove partecipa ad un lauto banchetto offerto dal priore don Ignazio Buono. Nel 1706 il ducato passa agli Asburgo di Spagna. All'inizio del secolo viene incisa la 'Ichonographia Ducalis ac Regalis Carthusiae Ticinensis' che si rivela di notevole importanza per la dettagliata descrizione del territorio del monastero: lo spazio risulta pianificato con grande cura ed elementi diversi vengono accostati, tenendo presente in egual misura l'utilità e la qualità ambientale. Certo la vasta estensione dei terreni e la razionale distribuzione dei fattori di produzione sono determinate dall'intento di dare alla Certosa un'adeguata autonomia economica, tuttavia chi progetta il nuovo assetto territoriale della zona non sottovaluta mai l'importanza dei valori estetici e, grazie a ciò, realizza un organismo perfettamente equilibrato dal punto di vista sia strutturale sia funzionale.

 

Le guerre per la successione della Polonia (1733-1738) e dell'Austria (1740-1749) rallentano ulteriormente i lavori. Il successivo periodo di pace coincide con l'attuazione delle note riforme asburgiche ispirate ad un dispotismo illuminato. Notevoli sono le novità per quanto riguarda la politica in materia religiosa. L'imperatrice Maria Teresa (1717-1780 ) abolisce 1 'inquisizione, la censura ecclesiastica sui libri, il diritto d'asilo esercitato dalle chiese, dai conventi e dai monasteri. Il suo successore al trono, il figlio Giuseppe II, per mezzo dell'editto di tolleranza del 1781, sancisce la fine detta discriminazione nei confronti di coloro che professano religioni diverse da quella cattolica. Egli attua una politica tesa al controllo detto stato sulla chiesa e volta a limitare all'ambito spirituale il potere pontificio.

 

Relativamente ai conventi ed ai monasteri si decide di sopprimere quelli parzialmente dediti ad opere caritative e di espropriarne i beni. Inoltre sono messi in discussione anche gli antichi privilegi giurisdizionali del clero.

Dal 1782 al 1848, un compaesano, un certo Giuseppe Antonio Nidasio, tiene un diario di cui rimane una copia trascritta dal parroco di Torre del Mangano don Angelo Chiara (1880-1941).

Ecco alcune parti del manoscritto concernenti il Settecento. "1782 - Il giorno dei Corpus Domini ho spantegato li fiori vestito da angiolo". Una delle feste più solenni dei Certosini è il giorno del Corpus Domini. Viene organizzata una processione che si snoda dal chiostro piccolo al grande, fino al pergolato, per ritornare quindi in chiesa.

Alla funzione partecipano tutti gli abitanti dei dintorni ed i bambini, vestiti da angeli ed adornati di fiori, vengono fatti trotterellare di fianco al preziosissimo baldacchino. Nel 1782 si tiene l'ultima processione del secolo XVIII, con la solita pompa.

A lato del baldacchino il Nidasio, insieme ad altri ragazzini che portano i fiori, inciampa nella veste d'angelo e cade. L'incidente viene annotato nel diario. "1782 - 16 dicembre, soppressione delli Certosini.

 

1784 - 28 ottobre, venuti li padri cistercensi.

1797 - 15 maggio, levato il piombo dai chiostri.

1798 - 23 maggio, sospesi li Cistercensi.

1789 - 27 luglio, venuti li padri carmelitani scalzi.

1798 - lo dicembre, levato il piombo sopra la chiesa".

 

Mentre la Lombardia sotto l'impulso di un Illuminismo particolarmente vigoroso opera riforme in campo culturale, economico, fiscale, dopo la seconda metà del Settecento la Certosa accusa uno dei colpi più duri della sua lunga storia. Pochi anni dopo la pace di Hubertsburg (1763) con cui si apre per l'Europa un periodo di tempo complessivamente tranquillo, durato fino alla Rivoluzione francese, il 21 ottobre 1782, l'imperatore Giuseppe II (1741-1790), con indebita intromissione nel campo della podestà strettamente ecclesiastica, come già sottolineato in precedenza, decreta la soppressione degli Ordini contemplativi.

Con la partenza dei figli di san Bruno, la Certosa perde il suo valore umano e religioso di ricca secolare testimonianza di vita silenziosamente operosa e diventa un monumento per i soli amanti dell'arte. Nel 1784 tornano alla Certosa alcuni padri cistercensi di Acquafredda nel Comasco e di Cava nel Cremonese.

Dal 28 maggio 1796 al 28 aprile 1799 i Francesi rimangono nei nostri territori apportando rovina e devastazione. Nel maggio del 1797 sono abbattuti i giganteschi pioppi del viale, che, in doppio filare, portano da Torre del Mangano alla Certosa.

In seguito all'allontanamento, avvenuto nel 1798, dei monaci cistercensi, la custodia degli edifici sacri viene momentaneamente affidata ai Carmelitani scalzi di Varese e Concesa, che saranno a loro volta soppressi con decreto napoleonico. "In forza della decisione dei Direttorio dell'11 Messidoro .anno VI (30 maggio 1798) viene consegnata ai padri carmelitani, traslocati nella Certosa, la chiesa con il coro, la sacrestia, il lavatoio aderente ed il circondario nonché gli annessi giardini priorali e l'ortaglia, come pure mobili ed arredi" (CNR – La Certosa di Pavia).

Nel 1798 Napoleone Bonaparte (1769-1821) dà ordine di togliere tutto il manto di piombo dalla chiesa. Neve, acqua e vento arrecano danni ingenti agli affreschi delle volte e delle navate.

Secondo l'architetto Luca Beltrami (1854-1933) il periodo di devastazione napoleonica arreca un tale danno alla Certosa da non poter essere più riparato negli anni successivi: ancor oggi possiamo valutarne la conseguenza. Le truppe francesi, infatti, sfregiano marmi preziosi, disperdono sacre reliquie, sforacchiano con proiettili affreschi. Paramenti ed arazzi pregiati sono fatti a brandelli.

Viene sfilacciato e successivamente ridotto in stracci, nonché depredato delle pagliuzze d'oro e delle pietre preziose di cui è intessuto ed adorno, il baldacchino usato per le processioni del Corpus Domini. L'esercito giacobino prende a martellate gran parte dei bassorilievi scolpiti nello zoccolo della facciata e nel portale d'ingresso. Asporta dalla biblioteca incunaboli, miniature preziose ed anche tele di grande valore artistico fra cui il famoso polittico del Perugino.

La vicenda artistica della Certosa, iniziata per volere di Gian Galeazzo Visconti, che ne ha fatto uno strumento ed un simbolo della sua potenza, si conclude, aiutati ormai i metodi di governo e le strutture economiche, con un altro gesto politico che, sebbene ritiri ad offuscare il significato cristiano del complesso monumentale, non riesce, tuttavia, a cancellare la sua secolare testimonianza di arte, di storia, di fede lombarda.